Abstract

Il problema più grande per un bambino dislessico non è il problema percettivo, ma la percezione che si ha di se stessi. Questo è stato il mio più grande problema; pensavo che chiunque avrebbe potuto fare meglio di me. Mi giravo intorno e vedevo che i miei compagni potevano leggere, ma io non ne ero capace (Bruce Jenner)

COSA SONO I DSA

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) interessano alcune specifiche abilità dell’apprendimento scolastico, in un contesto di funzionamento intellettivo adeguato all’età anagrafica (il quoziente intellettivo non deve essere inferiore a 85). In tali disturbi sono coinvolte l’abilità di lettura, di scrittura e di fare calcoli. 

Secondo le ricerche attualmente più accreditate, i DSA sono di origine neurobiologica e quindi fanno parte del corredo genetico della persona dunque, la accompagnano nel corso del suo sviluppo; non sono curabili, anche se le conseguenze funzionali si modificano attraverso adeguate misure rieducative e didattiche. I fattori ambientali, rappresentati dalla scuola, dall’ambiente familiare e dal contesto sociale, si intrecciano con quelli neurobiologici e contribuiscono a determinare il fenotipo del disturbo e un maggiore o minore adattamento.

Tali disturbi possono essere:

  • Specifici: caratterizzati da assenza di deficit sensoriali e neurologici, intelligenza nella norma, assenza di disturbi emotivi primari, regolari opportunità socio-culturali e scolastiche e specificità degli ambiti compromessi;
  • Aspecifici:  caratterizzati dalla presenza di deficit sensoriali e neurologici, ritardo mentale, ADHD, disturbi d’ansia e dell’umore, deprivazione sensoriale e mancate opportunità scolastiche.

Tra i principali disturbi si riportano i seguenti:

Dislessia: si manifesta come una difficoltà ad imparare a leggere, attraverso una minore correttezza e rapidità della lettura a voce alta rispetto a quanto atteso per età anagrafica, classe frequentata e  istruzione ricevuta. Risultano più o meno deficitarie la lettura di lettere, di parole e non-parole, di brani. Per porre diagnosi di dislessia bisogna attendere il completamento della seconda classe della scuola primaria

Disgrafia e disortografia: il disturbo specifico di scrittura si definisce disgrafia o disortografia a seconda che interessi rispettivamente la grafia o l’ortografia. La disgrafia fa riferimento al controllo degli aspetti grafici e si manifesta in una minore fluenza e qualità dell’aspetto grafico della scrittura. La disortografia riguarda l’utilizzo, in fase di scrittura, del codice linguistico e si caratterizza per un disordine di codifica del testo scritto e di transcodifica del linguaggio orale nel linguaggio scritto. Per porre diagnosi di disturbo specifico di scrittura bisogna attendere il completamento della seconda classe della scuola primaria.

Discalculia: riguarda l’abilità di calcolo, sia nella componente dell’organizzazione della cognizione numerica, sia per quanto riguarda gli automatismi del calcolo e nell’elaborazione dei numeri. Per porre diagnosi di discalculia bisogna attendere il completamento della terza classe della scuola primaria.

LEGGE 170/2010: UN GRANDE PUNTO DI PARTENZA

La Legge 8 ottobre 2010 n. 170 riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali DSA.  Dispone, inoltre che le istituzioni scolastiche garantiscano l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari del soggetto, quali bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate. La legge, inoltre richiama l’obbligo di garantire strumenti compensativi e misure dispensative.

  • Strumenti compensativi: sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria (sintesi vocale, registratore, calcolatrice, tabelle, formulari, mappe concettuali, ecc).  
  • Misure dispensative: sono interventi che consentono all’alunno o allo studente di non svolgere alcune prestazioni che, a causa del disturbo, risultano particolarmente difficoltose e che non migliorano l’apprendimento. Ad esempio non è utile far leggere ad un bambino con dislessia un brano lungo, in quanto l’esercizio, per via del disturbo, non migliora la sua prestazione nella lettura. 

In Italia la dislessia è ancora poco conosciuta, anche se si stima che ci sia almeno un alunno con un DSA per classe. Leggere, scrivere e calcolare per noi sono atti così semplici ed automatici che risulta difficile comprendere le difficoltà che riscontrano i bambini o i ragazzi dislessici. Spesso questi ragazzi vengono erroneamente considerati svogliati e la loro intelligenza spiccata dà il via a valutazioni come “è intelligente ma non si applica”. È importante quindi riconoscere e diagnosticare precocemente questi disturbi per poter offrire tempestivamente un aiuto attraverso l’attuazione di strategie utili per affrontare le difficoltà. Va ricordato inoltre che i bambini con DSA hanno una cattiva autovalutazione legata al loro funzionamento in ambito scolastico ed è quindi necessario lavorare anche sull’immagine di sé potenziando la propria autostima.

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AUTORE: Cristina Fracasso

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